"Dammi un clue", cioè "dammi un indizio" mi chiese una volta un'amica che non riusciva a risolvere un mio indovinello. Ecco, dopo vent'anni di giornalismo mi sono convinto anch'io che capire la realtà politico-economica in un Paese dove l'informazione è tanto pervasiva quanto superficiale e distorta, è un'impresa disperata. In in mancanza di notizie e analisi vere, bisogna quindi andare a caccia di indizi. E poi unire i puntini. Questo piccolo angolo del web vuole essere un posto dove provarci
mercoledì 14 agosto 2013
giovedì 8 agosto 2013
PERCHE' LE MENZOGNE FUNZIONANO
"I dati attuali segnalano che alla fine di agosto la spesa pubblica
raggiungerà un ennesimo record negativo avviandosi gloriosamente verso
il 135/140% rispetto al pil (massima punta mai toccata dal febbraio del
1921 in conseguenza del disastro macroscopico causato dalla prima guerra
mondiale) che ci ha già messo nella condizione di sforamento della
normativa europea, il che in soldoni vuol dire che i tempi
dell’austerità verranno allungati ancora con fermezza; in Europa lo
sanno e hanno scelto di far finta di nulla.
Il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato ieri mattina la propria sorpresa negativa nel dover rivedere la situazione dell’Italia al ribasso, visto che il pil della nazione è sceso al 2% su base annua nei primi due trimestri, mentre la loro previsione era di un -1,6% e la condizione economica dell’Italia è vista “in netto peggioramento strutturale” come anche segnalato dalla agenzie di rating che hanno identificato e definito le prime 17 banche italiane come vicine al collasso. Il nostro Ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha invece dichiarato “E’ finita la recessione, i nuovi dati macro-economici lo stanno confermando”. L’affermazione è gravissima, non perché non sia piacevole, ma per il banale motivo che è falsa. Non era mai accaduto prima in Europa che a fronte di un ennesimo dato “ufficiale” che evidenziava la contrazione del pil di un paese, l’arretramento economico, l’aumento della disoccupazione, il crollo del consumo interno, i governanti comunicassero una notizia opposta".
Il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato ieri mattina la propria sorpresa negativa nel dover rivedere la situazione dell’Italia al ribasso, visto che il pil della nazione è sceso al 2% su base annua nei primi due trimestri, mentre la loro previsione era di un -1,6% e la condizione economica dell’Italia è vista “in netto peggioramento strutturale” come anche segnalato dalla agenzie di rating che hanno identificato e definito le prime 17 banche italiane come vicine al collasso. Il nostro Ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha invece dichiarato “E’ finita la recessione, i nuovi dati macro-economici lo stanno confermando”. L’affermazione è gravissima, non perché non sia piacevole, ma per il banale motivo che è falsa. Non era mai accaduto prima in Europa che a fronte di un ennesimo dato “ufficiale” che evidenziava la contrazione del pil di un paese, l’arretramento economico, l’aumento della disoccupazione, il crollo del consumo interno, i governanti comunicassero una notizia opposta".
(Sergio Cori Modigliani)
Il ministro Saccomanni dice in un'intervista che la recessione sta terminando: una balla gigantesca che però l'intervistatore si è guardato bene dal mettere in discussione. Quello che stanno facendo classe politica e governo è pessimo. Ma è peggio quello che stanno facendo i media, ridotti - sul tema centrale dell'oggi, che è quello economico, altro che la grazia a Berlusconi! - a fare da megafono delle menzogne del potere. Come dimostrano proprio le dichiarazioni di Saccomanni, che una stampa seria e libera avrebbe giustamente sputtanato in lungo e in largo e che invece i nostri tg hanno riportato con zelo. Il servilismo, del resto, funziona: la gente - anche la più colta e professionalmente valida - in grande maggioranza crede a tg e grande stampa, non studia autonomamente nulla dei meccanismi economici che ci stanno stritolando (stanno stritolando la gente comune, voglio dire, mica gli speculatori finanziari e i grandi azionisti, of course), si fida, insomma, e quindi non capisce le vere ragioni del tunnel infinito in cui ci siamo cacciati.
Per questo non protesta: non ha la minima idea di chi sia il nemico da combattere e quali siano le politiche per sconfiggerlo. Oppure perde tempo dietro a nemici da quattro soldi, che vanno sì perseguiti, ma che non rappresentano la causa principale del drammatico impoverimento italiano: dal gioielliere evasore fiscale, al funzionario pubblico "garantito" che va al bar cinque volte al giorno, a Berlusconi (che non può mai mancare).
mercoledì 7 agosto 2013
LA TERAPIA DEL DOTTOR EPIFANI
L'intervista odierna sul Corriere della Sera al segretario del Pd Guglielmo Epifani è interessante non solo e non tanto per la chiusura a ipotesi di salvacondotto verso Silvio Berlusconi (è lecito dubitare che alle parole seguano i fatti), quanto per questa frase, che vale la pena rileggere integralmente:
«Il governo ha le mani legate dal peso del debito, dalle scelte dell'Europa che non si smuovono da una linea di austerità e dalla eredità del governo di centrodestra, che ha assunto il fiscal compact e l'obiettivo del 3 per cento nel rapporto deficit pil. Se si ragiona entro questo limite le cose che il governo sta facendo, con poche risorse, sono tutte buone. Piccole cose, intendiamoci. Ma dopo anni di tagli, il provvedimento su cultura e spettacolo è un'inversione di tendenza. Ora dobbiamo chiedere uno sforzo ancor più grande per dare impulso all'occupazione e agli investimenti».
Qualcosa di buono - e di sincero - stavolta Epifani lo dice. Finalmente riconosce che il governo delle larghe intese ha poco potere non tanto per i veti di Berlusconi alle prese con i suoi problemi giudiziari ma perché si muove entro i rigidissimi paletti imposti da Bruxelles, senza poter fare che "piccole cose" per lavoro e ripresa. E bravo Epifani, finalmente anche tu hai detto quello che tu e i tuoi compagni di partito fino all'altro ieri negavano e che noi sosteniamo da un paio d'anni: se non si esce dalla recessione è perché le politiche richieste dalla Unione Europea lo impediscono. Insistere su una moneta unica tra economie molto diverse, senza meccanismi di aggiustamento come i trasferimenti di risorse dagli Paesi più forti a quelli più deboli, non fa che peggiorare gli squilibri nelle bilancie dei pagamenti (aumenta il surplus della Germania, ma anche il debito estero di tutti gli altri). Mentre l'austerità in tempi di crisi è un'assurdità che sta solo aggravando i conti e l'economia i guai dei Paesi in crisi.
Salutiamo con soddisfazione l'ammissione del segretario del partito più eurista d'Italia. Del resto, anche nel Pd qualcuno comincia a capire che l'evidenza non si può negare in eterno neppure di fronte ai propri, conciliantissimi, militanti, i quali finora si sono bevuti la favoletta dell'europeismo buono a prescindere senza tante storie. Con meno soddisfazione registriamo però anche la furbata di voler attribuire al Pdl la responsabilità di essere stato troppo servile con la Ue. Il centro-destra è stato certamente troppo morbido con Bruxelles nell'accettare il Fiscal Compact e l'obiettivo del 3% nel rapporto deficit-pil già dal 2013 (non dimentichiamo però che lo ha fatto perché messo spalle al muro dal famoso documento della Bce dell'agosto 2011). Ma, egregio segretario, quanto a devozione e zelo verso le miopi politiche europee, nessuno batte il Pd. Chi ha difeso a spada tratta il disastroso governo Monti? Chi ha fatto tutta la propria campagna elettorale annunciando una futura alleanza proprio con Scelta Civica (alleanza che per un vero partito di centro-sinistra dovrebbe essere contro natura)? Quando mai il Pd ha contestato il Fiscal Compact? Non è forse vero che in Parlamento e nelle dichiarazioni alla stampa, nessuno come gli esponenti del Pd finché ha potuto ha solo applaudito e appoggiato le politiche di austerità, tagli e liberalizzazioni promosse dalla Ue, e questo non da due ma da vent'anni? Epifani tutto questo lo sa benissimo. Sa che il primo responsabile nel nostro Paese dell'appiattimento della politica economica ai rovinosi diktat europei è il suo partito. Ma, ora che l'indifendibile non si può più difendere, scarica la colpa sul Pdl, che le politiche di austerità non le ha certamente respinte (purtroppo) ma non ne è neppure mai stato entusiasta esecutore. Una furbata da politico consumato, che possiamo anche perdonare (fa parte del gioco) ma che vale la pena smascherare.
Quello che invece non possiamo perdonare - perché ne va del nostro futuro e del nostro destino - è la terapia che Epifani propone. Dopo aver detto che le politiche europee ci ammazzano per eccesso di austerità, non giunge alla elementare conclusioni che esse vanno quindi radicalmente contestate. Silenzio assoluto. No, l'attuale Ue e questo euro sono totem indiscutibili. Ci stiamo male, ci fanno male, ma sono ineluttabili come la morte e non possono essere oggetto di revisioni e negoziati duri e incisivi. L'unica cosa che si può fare è aiutare il governo nelle "piccole cose" che sta facendo per crescita e lavoro (cioè sostanzialmente nulla) e chiedere all'esecutivo Letta "uno sforzo ancor più grande per dare
impulso all'occupazione e agli investimenti". Sono frasi che non significano nulla. Eh sì, perché, egregio Epifani, se non metti in discussione questa Europa, dove le trovi queste risorse? Non hai detto tu stesso che le politiche europee di austerità legano le mani al governo e gli impediscono di operare per superare la crisi? E allora a che cosa serve "chiedere uno sforzo" al governo?
E' come chiedere a un paziente di "mettercela tutta" per guarire visto che il chirurgo si rifiuta di operarlo, no? E' questa la terapia che il segretario del Pd propone per salvare l'Italia? Sì, è questa: stringere i denti, tenendosi il tumore ma aspettando il miracolo. Intanto il Paese va piano piano a fondo, ma almeno Epifani e i suoi colleghi di partito e di governo prolungano la permanenza sulle loro dorate poltrone. E c'è chi vota ancora questa gente.
E' come chiedere a un paziente di "mettercela tutta" per guarire visto che il chirurgo si rifiuta di operarlo, no? E' questa la terapia che il segretario del Pd propone per salvare l'Italia? Sì, è questa: stringere i denti, tenendosi il tumore ma aspettando il miracolo. Intanto il Paese va piano piano a fondo, ma almeno Epifani e i suoi colleghi di partito e di governo prolungano la permanenza sulle loro dorate poltrone. E c'è chi vota ancora questa gente.
sabato 8 giugno 2013
NON CI RESTA CHE BERLUSCONI
Vediamo di ricapitolare. Il centro-sinistra, cioè il Pd, continua imperterrito a difendere il sistema euro, con le sue disastrose appendici chiamate MES e Fiscal Compact e, di fronte al disagio sociale crescente, si limita ad ammettere che con le politiche di austerity si è esagerato un po' troppo e che bisogna cominciare anche in Europa a pensare al lavoro e alla crescita. Siccome però l'impianto complessivo non si discute, anzi discuterlo continua ad essere considerato pericoloso, non si comprenderebbe dove il Pd pensa di trovare le risorse necessarie per la fantomatica ripresa. In realtà intuirlo non è per nulla difficile. Per il sedicente partito del centro-sinistra italiano, bisognerà trovare i soldi mendicando a Bruxelles qualche piccola concessione e proseguendo nella politica di tagli allo Stato sociale, camuffata come lotta agli sprechi. Insomma, il Pd conta di proseguire nel progetto liberista della moneta unica che arrichisce l'area del marco a danno degli altri Paesi europei e le grandi rendite finanziarie che lucrano sui mercati dei titoli di Stato a danno dell'economia reale e della classe medio-bassa, indorando la pillola con qualche miliardino strappato in sede europea o recuperato dalla spesa pubblica (cioè dai servizi di cui tutti noi usufruiamo). Briciole assolutamente insufficienti a far ripartire un'economia a pezzi ma buone per tenere tranquilli i gonzi ancora per un po'.
Il Pdl si muove sostanzialmente sulla stessa linea ma l'astuto Berlusconi capisce che molti italiani, pur terrorizzati dalla disinformazione dilagante sulle conseguenze di una eventuale uscita dall'euro, in questa Europa credono sempre meno e invita il premier Letta a fare il braccio di ferro con la Merkel per ottenere misure espansive. Purtroppo conosciamo troppo bene il Cavaliere per non sapere che si tratta di affermazioni propagandistiche, mosse da convenienze e non da convinzioni, e non ci illudiamo certo che la via del duro negoziato sia effettivamente percorsa. Ancora una volta, però, dobbiamo registrare che un tema che dovrebbe essere progressista - la difesa dello Stato sociale, dei ceti medio-bassi produttivi contro gli interessi della speculazione finanziaria - viene ignorato, anzi combattutto dal centro-sinistra, che lo regala al populismo di destra. Avvisiamo però i dirigenti e gli elettori del Pd che, ove questo è avvenuto (per esempio in Grecia e in Germania), il centro-sinistra è crollato ai minimi storici. Quando la sinistra fa politiche di destra liberista, nel breve termine può anche vincere, ma alla lunga perde, perché alle copie si preferisce sempre l'originale.
E veniamo al M5S. Ormai è chiaro, come avevo paventato in altri due post, che Beppe Grillo, pur avendo avuto il merito di aprire per primo il dibattito sull'euro, mostra di non aver compreso o voluto comprendere le reali dinamiche della crisi dell'Eurozona. Mentre propone un referendum, che la nostra Costituzione non permette, ma che avrebbe il merito di innescare un dibattito di cui la gente ha disperatamente bisogno, l'ex comico lancia messaggi e fa proposte che rivelano una visione del problema del tutto simile a quella dominante. Per Grillo come per Monti o per Renzi, cioè come per gli esponenti del "partito unico dell'euro", la crisi italiana viene dall'eccesso di debito pubblico e non dallo squilibrio tra le bilance dei pagamenti dovuti al cambio fisso e alla cessione della sovranità monetaria, come ormai sostengono tutti gli economisti esclusi quelli a libro paga della Bce o dei partiti. Per Grillo come per i pasdaran del liberismo eurista e piddino, la crescita del debito pubblico è da attribuire soprattutto agli sprechi della Casta e i soldi intascati dai corrotti e dai mafiosi (cose da combattere, sia chiaro, ma economicamente molto meno rilevanti), non dalla pazzesca spesa per interessi che lo Stato italiano paga sui propri titoli di Stato ai mercati. Per Grillo come per un Letta qualsiasi, il fondo salva Stati è cosa buona e giusta, anzi l'Italia deve chiedere l'accesso ai fondi europei ESM almeno per ripagare le PMI e pazienza poi se ci ritroveremo la Troika in casa, pronta a imporci per anni e anni ulteriori salassi. Insomma, coloro i quali pensano che il progetto di questo euro sia, assieme all'assenza di regolamentazione dei mercati finanziari, la causa della recessione in cui siamo sprofondati, non può contare neppure sul M5S, dove pure non mancano attivisti e meetup che affrontano con passione e competenza il problema. Perché, come spiega benissimo uno di questi militanti in un post davvero illuminante, l'unica opinione che conta è quella di Grillo e Casaleggio. E chi non si allinea viene bacchettato.
Peccato davvero per l'ennesima occasione persa di un movimento che poteva rappresentare una enorme novità democratica e che invece sembra avviato sulla strada dell'irrilevanza politica. In attesa che la sinistra torni ad esistere, magari con una nuova forza politica, e a fare sua la battaglia contro il liberismo antidemocratico eurista, non ci resta che sperare che Berlusconi costringa davvero il nostro governo a condurre un duro negoziato. Pensate un po' come siamo ridotti.
mercoledì 5 giugno 2013
DOPPIO TURNO
Ma siete proprio convinti che oggi la priorità sia fare una riforma costituzionale? Io pensavo che la Costituzione andasse bene così com'è, senza presidenzialismo, e che l'urgenza fosse creare posti di lavoro e ridare fiato a imprese e famiglie. Che fosse il caso piuttosto di creare subito una task force di bravi economisti e di politici pronti a presentare un piano di ripresa economica e decisi a fare gli interessi dell'Italia a Bruxelles.
Invece vedo che viene istituito dal governo un comitato di 35 presunti saggi per parlare di presidenzialismo, mentre sul piano economico tutto tace e ci si limita a rimandare l'Imu (e i problemi). Ma si vede che io vivo in un altro mondo e che la crisi la vedo solo io e gli sfigati che frequento. Se Napolitano, Letta, Berlusconi, il Pd e il Pdl dicono che ci vogliono le riforme costituzionali - e i loro elettori non si incavolano più di tanto per questa scelta che mi sembra senza senso - beh, può darsi che abbiano ragione loro, che la recessione stia passando, che si veda la luce in fondo al tunnel e che io sia così sciocco da non essermi reso conto del fatto che la gente di disoccupazione e debiti ne parla solo di tanto in tanto, presa come dev'essere a dibattere sul sistema a doppio turno alla francese.
martedì 28 maggio 2013
M5S, COSI' NON VA
Scrivevo giusto un mese fa su questo blog: "Il tempo delle ambiguità è finito, Grillo si sbrighi e spinga il
M5S ad avviare nel Paese quel serio dibattito economico sulle
fallimentari politiche europee che il sedicente centro-sinistra ha
finora silenziato. Altrimenti finirà per ridurre il movimento a una dei tanti fenomeni populisti che il sistema delle democrazie rappresentative ogni tanto genera e che poi velocemente assorbe. Cioè, a un'avventura politica breve e irrilevante." Ventiquattro ore dopo i risultati delle elezioni amministrative di ieri, posso dire di essere stato facile profeta. Grillo non ha ascoltato i tanti attivisti del suo movimento impegnati a studiare seriamente la politica economica ma ha continuato a fare demagogia come se il bilancio dello Stato potesse essere risanato e l'economia potesse ripartire tagliando questo o quel privilegio o controllando gli scontrini delle pizze e dei gelati dei parlamentari. E il risultato di questa ostinazione è che oltre metà dei consensi ottenuti a febbraio dal M5S sono spariti nel nulla. Gridare alla casta ladra fa prendere applausi nelle piazze ma alla lunga non paga perché la gente che soffre per questa drammatica crisi sociale ed economica vuole delle risposte concrete: come far ripartire i consumi, aumentare i posti di lavoro, difendere lo Stato sociale, garantire sanità e istruzione gratuita ed universale?
Intendiamoci: i parlamentari del M5S si sono occupati di varie questioni economiche e hanno depositato interessanti proposte di legge. Lo stesso Grillo parla nei suoi comizi di reddito di cittadinanza, euro (anche se continua a non prendere una posizione sul tema, rimandando tutto a un eventuale referendum che peraltro la nostra Costituzione non permette di svolgere), Irap, Imu, piccola impresa. Ma questi temi non sono il cuore dei discorsi dell'ex comico, che continua ad addebitare la crisi del Paese quasi esclusivamente agli sprechi e ai privilegi del sistema dei partiti. Purtroppo per lui e per i Cinque Stelle, però, non si può pensare che un movimento politico faccia molta strada basandosi soltanto sulla lotta alla corruzione. Come insegna l'esperienza dell'Italia dei Valori e della lista Ingroia, la moralità e la legalità sono pre-condizioni dell'attività politica, non programmi di governo. Scrive benissimo il blogger Francesco Maria Toscano: "E’ dall’epoca di Mani Pulite che la macroeconomia viene percepita quale
sottobranca di una ridicola sbornia perbenista. Gli italiani,
giustamente, non ne possono più. Abbiamo bisogno di uomini capaci di
elaborare una strategia programmatica lucida, alternativa e coerente
rispetto ai luciferini piani di austerity che tanto fanno eccitare pure i
bravi chierichetti grillini".
Grillo pensi bene a queste parole. La forza propulsiva della protesta e dell'indignazione è destinata ad esaurirsi rapidamente se il M5S non vi affiancherà un programma economico e sociale chiaro, realistico e alternativo al soffocante disegno di Bruxelles e alle generiche e vacue promesse del governo Letta. Se il M5S vuole recuperare i voti dei delusi, di coloro che non votano i partiti tradizionali e non vogliono mantenere lo status quo perché non galleggiano sulla crisi ma la stanno subendo duramente, questa è la strada. Altrimenti il movimento diverrà solo l'espressione di un gruppo sempre più ristretto di fanatici moralisti.
sabato 18 maggio 2013
LA COERENZA DI EPIFANI E IL DISSENSO DEI FURBETTI
La scelta del neosegretario del Pd Guglielmo Epifani di non partecipare al corteo su lavoro e pensioni indetto oggi dalla Fiom a me sembra un atto di chiarezza. Trovo invece ipocrita e tartufesca la decisione di parteciparvi da parte delle "foglie di fico" Cofferati, Civati e Orfini. So che la maggioranza delle persone "di sinistra" la pensa all'opposto. Ed è pronta a criticare l'ex sindacalista Epifani passato dall'altra parte della barricata ed ad applaudire il presunto coraggio di Cofferati, Civati e Orfini. Ma lo ribadisco: l'incoerente e il furbetto oggi non è il segretario, ma lo sono i presunti dissenzienti.
Vediamo di ragionare. La manifestazione della Fiom è contro le politiche liberiste e di austerità imposte dalla Ue e perseguite dagli ultimi governi. Tali politiche - e lo stesso governo Monti, che di esse è stato il massimo rappresentante - sono state difese fino all'altro ieri con il massimo dello zelo proprio dal Pd. Oggi il partito cerca di smarcarsi dal suo appoggio sfacciato a questa Europa, ai tecnici e alle loro sciagurate riforme eccessive nel rigore e nulle nell'equità, ma la gente non è così stupida da non ricordarsi come il Pd abbia appoggiato il passato esecutivo fino all'ultimo secondo. Né ha dimenticato che Bersani per tutta la campagna elettorale ha preparato il terreno a una nuova alleanza con Scelta Civica: segno che il Pd se avesse potuto avrebbe prolungato il suo abbraccio a Monti e che la voglia di una maggioranza alternativa era vicina allo zero (altro che interesse per il M5S!).
Vero è che Monti non c'è più e che al suo posto c'è il governo Letta, che afferma di volersi occupare anche di crescita e lavoro. A rigor di logica, quindi, il Pd ed Epifani potrebbero anche partecipare alla manifestazione della Fiom. Ma è qui che Epifani si mostra coerente: lui sa, come sanno tutti gli osservatori con un minimo di realismo, che le chiacchiere di Letta su crescita e sviluppo sono appunto solo chiacchiere. Letta, come Monti, rappresenta nella pratica gli interessi della grande finanza e di Bruxelles. Il rigore quindi proseguirà, continuerà la macelleria sociale e al massimo il governo riuscirà a ottenere dall'Europa delle briciole da distribuire alla gente per tenerla buona. Se questa è la politica economica che, in perfetta continuità con il passato, il Pd è determinato a proseguire, perché mai il suo segretario dovrebbe scendere in piazza con la Fiom? Se Epifani si fosse presentato alla manifestazione o avesse mandato una delegazione ufficiale, si sarebbe preso delle contestazioni, certo, ma anche degli applausi da parte di tutti quegli illusi che continuano a voler credere contro ogni evidenza che il Pd sia un partito che tutela gli interessi dei più deboli. Invece il neosegretario piddino è stato coerente e corretto. Da che parte stia il partito democratico adesso è chiaro a tutti e se Landini, Vendola e Civati non lo capiscono o non lo vogliono capire, peggio per loro. Bravo Epifani.
Molto meno corretti anche se tutt'altro che ingenui, sono invece a mio avviso Civati, Cofferati e Orfini. Vorrei chiedere a questi difensori del popolo che però non hanno mai avuto il coraggio di spendere una parola contro questa Europa delle banche: se fate parte di un partito che governa ormai da due anni con politiche diametralmente opposte a quelle invocate dalla Fiom e si appresta a proseguire nella stessa direzione, perché mai vi presentate alla manifestazione? Non pensate che la vostra presenza sia in netta contraddizione con la vostra militanza nel partito e con le poltrone e la notorietà che tale militanza vi assicura, soprattutto perché non è la prima volta che esprimete il vostro netto dissenso dalla linea del partito? Si può, caro Civati, continuare a militare in un partito con il quale ormai da anni non si condivide nessuna decisione fondamentale? Si, i furbetti sono loro, Civati, Orfini e Cofferati. I quali, tra l'altro, scommetto che non saranno censurati dal partito per aver preso parte alla manifestazione: di foglie di fico per ingannare gli ingenui e gestire il dissenso, il Pd ne ha bisogno oggi più che mai.
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